giovedì 5 novembre 2009

In arrivo la bici a idrogeno


Avrà un'autonomia 150 km, un pieno costerà 18 euro e si ricaricherà in 15 minuti

La bici a idrogeno arriverà presto sul mercato italiano. Il prototipo è stato messo a punto dall’Itae-Cnr di Messina. Si tratta di una bicicletta elettrica a pedalata assistita alimentata con il gas non inquinante. La due ruote, pulitissima, ha un’autonomia di 150 km e si ricarica in circa 15 minuti. La presentazione è avvenuta nel corso di H2Roma Energy&Mobility show, in programma fino a giovedì. La ricerca è stata condotta assieme alla Tozzi Renewable Energy - Tre, società con la quale il Cnr svolge attività di ricerca e sviluppo in diversi ambiti. «La bicicletta è alimentata totalmente ad idrogeno con un sistema di accumulo a stato solido in grado di fornire un’autonomia elettrica di 150 km: un pieno costa circa 18 euro per una spesa di circa 12 centesimi a chilometro», spiega Giorgio Dispenza dell’Itae-Cnr, responsabile della ricerca. «Il prototipo sviluppato è parte integrante di un ambizioso progetto, condotto dal laboratorio congiunto Cnr-Itae/Tre, che prevede la possibilità di creare flotte di bici», aggiunge Vincenzo Antonucci, coordinatore del gruppo dei sistemi dell’Itae-Cnr. «Le flotte avranno un sistema di rifornimento idrogeno composto da una fonte di energia rinnovabile (solare fotovoltaico) e un elettrolizzatore per la produzione di idrogeno da acqua. Questo - spiega - abbasserà di molto il costo del combustibile e chiuderà il cerchio in termini di emissione zero». Quali i vantaggi della bici a pedalata assistita. «Rispetto ai sistemi elettrici attualmente in commercio alimentati da batterie tradizionali - afferma Dispenza - si ha una maggior autonomia a parità di peso e tempi di ricarica molto ridotti rispetto alle sei-otto ore di ricarica di una batteria convenzionale». Un aspetto, questo, particolarmente vantaggioso nella gestione di flotte, poiché consente di ridurre il numero di mezzi per garantire la continuità del servizio. Il progetto bici è inserito nell’attività gruppo sistemi dell’Itae-Cnr che attualmente è impegnato con riferimento alla mobilità nello sviluppo di un bus elettrico-ibrido a idrogeno (Hbus), di mini veicoli a fuel cell (progetto Meccano ind. 2015 coord Cr Fiat) e allo sviluppo di un trattore ad idrogeno ottenuto da biomasse o rinnovabili (HyTractor).

FONTE: lastampa.it

mercoledì 4 novembre 2009

Neurologi californiani 'leggono' la mente Una macchina fotografa i pensieri


Jack Gallant e Shinji Nishimoto hanno realizzato un'apparecchiatura che permette di convertire in immagini l'attività cerebrale di una persona

Riprodurre le immagini approssimative di ciò a cui si sta pensando, o dei ricordi, è diventato una realtà grazie a un’apparecchiatura messa a punto da Jack Gallant e Shinji Nishimoto, due neurologi dell’Università di California.
Gli scienziati sono riusciti a convertire in immagini l’attività cerebrale di una persona rilevata grazie alla risonanza magnetica, attraverso un computer che collega determinati schemi di attività con figure specifiche. Ad ogni schema, corrisponde un’immagine particolare, che il computer rileva su uno schermo. Inizialmente le immagini erano fisse, ora gli scienziati sono riusciti a riprodurle anche in movimento.

FONTE: quotidiano.net

martedì 3 novembre 2009

In vacanza tra le stelle dal 2012 l'hotel Galactic


Il progetto di un architetto spagnolo. Una permanenza di tre giorni costerà 3 milioni di euro. Per i super-ricchi che si sono prenotati un training di tre mesi ai Caraibi


A conti fatti si può parlare di concorrenza di mercato e di prezzi al ribasso. Chi ha prenotato all'Hotel Galactic Suite, il primo albergo dello spazio, ha ottenuto un prezzo migliore del pioniere dei viaggi turistici tra le stelle, il multimilionario Dennis Tito, che nel 2002 ha speso oltre 20 milioni di euro per stare sette giorni a bordo della stazione spaziale internazionale. Passare quattro giorni nell'hotel in orbita intorno alla Terra costerà invece soltanto tre milioni di euro, una cifra che già 38 persone si sono prenotate per sborsare. Sia chiaro, l'hotel non c'è ancora e si parla di un progetto, ma il suo coordinatore, l'architetto spagnolo Xavier Claramunt, è sicuro che il primo albergo a 450 chilometri di altezza dal pianeta sarà funzionante, e al completo, nel 2012.
Le prenotazioni hanno cominciato ad arrivare già dal gennaio 2008 sul sito del progetto e Claramunt, architetto che ha legato il suo nome a molti edifici in Spagna e Cina, si lascia scappare che tra i prossimi villeggianti dello spazio ci sono artisti e vip. Soltanto quattro spagnoli, nonostante la società Galactic Suite abbia sede a Barcellona, poi americani, cinesi, gli immancabili residenti negli Emirati Arabi Uniti e nella Russia degli eccessi. Tutti pronti al sacrificio, prima di partire per l'hotel orbitante, di restare per tre mesi in un'isola dei Caraibi per prepararsi al soggiorno spaziale. "La Galactic Suite è concepita per offrire un'esperienza emozionante e trascendentale - spiega Claramunt - Lo spazio è di certo il mistero più profondo e più attraente per gli esseri umani, perché fa nascere interrogativi sulle nostre origini e sul nostro futuro. È per questo che il turismo spaziale avrà uno sviluppo enorme nei prossimi anni". Un viaggio in avanti, ma anche una regressione al periodo prenatale, perché Claramunt ha pensato le stanze senza angoli ispirandosi al ventre materno. Soltanto quattro ospiti per volta troveranno posto nella suite galattica, accuditi da due membri dell'equipaggio. L'hotel in sé sarà fatto di moduli prefabbricati preparati interamente a Terra e poi assemblati nello spazio e avrà una hall, una stanza di lavoro per gli esercizi fisici, ma soprattutto una zona di osservazione e riflessione per potersi "affacciare sulla Terra, la visione più impressionante che si possa immaginare". Dalla grande finestra sul mondo gli ospiti della Galactic Suite durante il loro soggiorno vedranno 15 albe e ogni 80 minuti potranno ripassare sopra casa loro, perché tanto sarà necessario all'hotel per compiere un'orbita intorno al pianeta. Claramunt di tanto in tanto aggiunge nuovi particolari alla sua creazione: l'ultimo in ordine di tempo è l'ideazione di una vasca idromassaggio. Durante l'allenamento ai tropici il turista imparerà anche a giocare con l'acqua in assenza di gravità e nell'hotel spaziale entrerà in una sfera trasparente piena di bollicine, che potrà giocare a dividere e ricomporre in un'unica grande goccia, all'infinito. Tutte queste meraviglie saranno contenute in una struttura a forma di grappolo d'uva, perché "dalle piante impariamo la configurazione centrifuga che permette da un nucleo centrale di avere accesso a ogni parte".

FONTE: Cristina Nadotti (repubblica.it)

lunedì 2 novembre 2009

DALLE RAGNATELE UNA COLLA PER RICHIUDERE LE FERITE


SVELATI I SEGRETI GENETICI DELLA SOSTANZA CHE USANO I RAGNI


Adesivi chirurgici biocompatibili di alta potenza, sintetizzati a partire dalla seta delle ragnatele. E' quanto sperano di ottenere Omer Choresh e i suoi colleghi dell'Universita' del Wyoming di Laramie (Stati Uniti), che hanno svelato i segreti genetici della supercolla che i ragni utilizzano per intrappolare le prede nella loro tela. "Questa colla, dalle proprieta' appiccicose potentissime, ha una complessa struttura di polimeri di zucchero, chiamata glicoproteina", ha detto Choresh, a capo dello studio pubblicato sulla rivista Biomacromolecules. "Tuttavia, nessuno sapeva come questa glicoproteina funzionava, e quali geni la sintetizzavano". Utilizzando le ghiandole della seta di alcuni ragni, i ricercatori hanno estratto l'Rna messaggero, che i geni inviano alle cellule per la sintesi delle proteine. "Dall'Rna abbiamo quindi ricostruito il Dna complementare, e individuato la posizione dei geni", ha detto Choresh. "La glicoproteina e' formata da due proteine separate, sintetizzate dai due filamenti opposti della stessa sequenza di Dna. Ora che lo sappiamo, potremo sviluppare e sintetizzare una nuova classe di colle biocompatibili, da utilizzare per le operazioni e i trattamenti chirurgici", ha concluso.

FONTE: agi.it

sabato 31 ottobre 2009

Rivoluzione dell'alfabeto sul web: al via i domini con caratteri non latini


Dal 16 novembre potrà essere usata anche la lingua cinese, indiana, araba, giapponese, coreana e russa

L'Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), l'organismo che assegna e gestisce gli indirizzi su Internet, ha approvato oggi a Seul nel corso del summit annuale il piano Fast track che prevede di utilizzare sul web non più solo caratteri latini, ma anche quelli cinese, indiano, arabo, giapponese, coreano e russo. Rod Beckstrom, nuovo amministratore delegato e direttore generale dell'Icann, ha parlato di «un passo storico che porta dritto all'internazionalizzazione di Internet». Il presidente dell'organismo, Peter Dengate Thrush, ha definito il piano «il più grande cambiamento tecnico di Internet, da quando è stato inventato 40 anni fa». L'Icann stima che circa la metà degli 1,6 miliardi di utenti del web nel mondo utilizzi una lingua scritta in un alfabeto diverso da quello latino. Il progetto verrà lanciato il 16 novembre prossimo, l'Icann conta di assegnare i primi domini non latini già per la metà del 2010 visto che i test di sperimentazione sono iniziati due anni fa. Gli utenti però non dovrebbero accorgersi del cambiamento grazie ad un sistema di traduzione che consentirà ai diversi alfabeti di essere convertiti nell'indirizzo giusto.
L'internazionalizzazione dei domini arriva a pochi giorni di distanza dall'internazionalizzazione della stessa Icann, organismo creato nel 1998 e controllato dal Dipartimento del Commercio Usa: dallo scorso 1 ottobre, infatti, l'amministrazione Obama ha liberato della tutela americana l'organismo che governa la Rete mondiale. L'Icann ora dovrà tener conto anche dei suggerimenti forniti da supervisori internazionali. Probabilmente il governo statunitense temeva che prima o poi Cina, Russia e India creassero infrastrutture di Rete indipendenti e forse non è un caso che il primo atto del rinnovato Icann sia proprio il via libera alla babele di lingue e alfabeti.


FONTE: ilmessaggero.it

giovedì 29 ottobre 2009

Staminali, cellule embrionali trasformate in precursori di ovociti o spermatozoi


Studio Usa pubblicato su Nature si lavora su embrioni sovrannumero ottenuti dalla fecondazione assistita

Staminali umane, derivate da embrioni in sovrannumero ottenuti con la fecondazione assistita, promettono di aiutare gli scienziati a svelare i misteri dell'infertilità. I ricercatori della Stanford University School of Medicine (Usa), infatti, hanno scoperto grazie a uno studio che farà discutere come creare una scorta di cellule germinali umane, cioè i precursori di ovociti e spermatozoi, a partire proprio dalle staminali embrionali.
In laboratorio cellule germinali umane funzionanti. Lo studio descritto su Nature, spiega che le cellule ottenute dai ricercatori funzionano abbastanza bene per generare cellule spermatiche. «Dal 10 al 15% delle coppie è infertile - spiega Renee Reijo Pera, che ha condotto la ricerca - E circa la metà di questi casi è dovuta a un'incapacità di produrre ovociti o sperma». Riuscire a ricostruire le tappe della formazione delle cellule germinali, e individuare i geni coinvolti in questo meccanismo, potrebbe aprire la strada alla comprensione di molti casi di sterilità «e aiutarci a capire cosa va storto in queste persone», prosegue Reijo Pera. «Finora avevamo studiato solo i topi per comprendere i passaggi necessari alla differenziazione delle cellule germinali umane. Ma non è lo stesso. Questa è la prima prova che si possono creare in laboratorio cellule germinali umane funzionanti».
Svelare i misteri dell'infertilità. Nello studio i ricercatori hanno trattato le staminali embrionali umane con proteine note per stimolare la formazione germinale e hanno poi isolato quelle che iniziavano a esprimere i geni specifici germinali, pari al 5% del totale, identificandole perchè producevano anche una proteina di segnalazione verde fluorescente. Poi gli esperti hanno iniziato ad “accendere” e “spegnere” vari geni nel mirino, per capire che ruolo avessero nella formazione delle cellule riproduttive. Scoprendo una famiglia di tre membri con un ruolo chiave: DAZL, che agisce precocemente, DAZ1 e BOULE, che regolano le fasi più avanzate dello sviluppo. Grazie a questa scoperta i ricercatori puntano ora a svelare i misteri dell'infertilità. A partire dall'effetto delle tossine ambientali sulla differenziazione delle cellule germinali e lo sviluppo dei gameti.

FONTE: ilmessaggero.it

mercoledì 28 ottobre 2009

Aquiloni a turbina sotto i mari per produrre energia con le correnti


Interessato il ministero dell'Energia britannico: un kW costerebbe tra 0,06 e 0,14 euro

In inglese si chiama serendipity, in italiano coincidenza. Cioè si sta cercando qualcosa in un certo campo, quando si scopre che invece funziona in tutt'altra direzione. È quanto avvenuto alla Minesto, compagnia del gruppo svedese Saab. Gli ingegneri stavano studiando un aquilone a turbina per produrre energia con il vento, quando si sono accorti che l'apparecchio sarebbe stato molto più efficiente immerso nel mare, dove l'acqua è 832 volte più densa dell'aria.

IN ACQUA - Detto e fatto: Green Deep è stato convertito dall'aria all'acqua. Si tratta di una turbina sorretta da un'ala dal peso totale di 7 tonnellate che, ancorata con un cavo al fondale marino a 60-150 metri di profondità, fluttua descrivendo una traiettoria a forma di 8 orizzontale, come il simbolo dell'infinito. Il processo avviene in due fasi. Nella prima si aumenta la velocità del flusso che entra nella turbina. Quando la marea colpisce l'ala, questa di abbassa creando una forza ascendente e con la traiettoria a 8 rovesciato la velocità del flusso è aumentata di dieci volte. Nella seconda fase si utilizza un generatore per convertire l'energia cinetica in elettricità. Secondo la Minesto dopo sole tre settimane l'aquilone sottomarino ha già recuperato l'energia spesa per realizzarlo, contro gli 8 mesi che servirebbero se fosse utilizzato in aria. Ogni aquilone ha una potenzialità di 500 kW. Ogni kilowattora viene prodotto a un costo di 0,09-0,20 dollari (0,06-0,14 euro).

POTENZIALITÀ - In Europa, però, la potenzialità di un sistema simile potrebbe essere espressa quasi solo in acque britanniche, dove le correnti sono pari a 1-2 metri al secondo a una profondità di 6-120 metri. Il ministero dell'Energia britannico si è già interessato al progetto. Deep Green è ora finanziato dai governi svedesi e britannico e ha ricevuto quasi 3 milioni di dollari da altre compagnie. Si stima che un sistema completo di aquiloni sottomarini possa produrre 18 terawattora annui, sufficienti per assicurare energia a quasi 4 milioni di abitazioni in Gran Bretagna.

FONTE: Paolo Virtuani (corriere.it)

martedì 27 ottobre 2009

Riposati senza bisogno di dormire con la "pillola del riposo"


Un gruppo di hanno scoperto come eliminare gli effetti della carenza di sonno sulle performance mentali trovando una possibile soluzione al sonno perso a causa dei ritmi frenetici della vita moderna. Resa nota sulla rivista Nature, la scoperta lascia presagire la possibilità futura di una “pillola del riposo” che ci fa sentire riposati anche quando non c’è tempo per dormire. Condotto su topolini, lo studio è stato diretto da Ted Abel dell’Università della Pennsylvania a Philadelphia. Gli esperti si sono accorti che, quando i topolini dormono meno, nel loro ippocampo, circuito cruciale per apprendimento e memoria, aumentano i livelli dell’enzima PDE4 e diminuiscono quelli di una molecola importantissima per memorizzare nuove informazioni, cAMP. Riducendo PDE4 sperimentalmente, cAMP aumenta e i topi non risentono del sonno perso, conservando normali performance mnemoniche e di apprendimento. Il sonno è un momento irrinunciabile per il nostro cervello; sono infatti numerosissimi gli studi che hanno dimostrato che perdendo ore di sonno le nostre capacità cognitive, di memoria e concentrazione scemano. Addirittura, uno studio di Elizabeth Gould della Princeton University pubblicato sulla rivista dell’Accademia Americana delle Scienze PNAS ha dimostrato che dormire poco “restringe” il cervello, riducendo il numero di neuroni dell’ippocampo. Gli italiani Chiara Cirelli e Giulio Tononi, esperti in scienza del sonno presso la University of Wisconsin School of Medicine, hanno dimostrato invece che il sonno è il momento per riordinare ricordi e conoscenze formate durante il giorno.
Nella società moderna, quindi, in cui dormire spesso diventa un “optional” e la vita frenetica impone una costante carenza di sonno, sottoponiamo continuamente il nostro cervello a perdita di funzionalità. Ecco quindi che trovare un modo per dormire poco senza risentirne potrebbe essere una soluzione almeno per superare momenti particolarmente stressanti e impegnativi della vita, oppure per le persone che soffrono di insonnia. Gli esperti hanno cercato questa possibilità nel cervello di topolini e hanno visto che quando si toglie loro il sonno, nell’ippocampo un circuito molecolare va in tilt: l’enzima PDE4 aumenta in modo eccessivo, provocando la riduzione della molecola cAMP indispensabile alla formazione di nuove sinapsi, cioè le giunzioni di comunicazione tra neuroni. La formazione di sinapsi è il meccanismo per formare e saldare i ricordi; se le sinapsi non si formano i ricordi non si consolidano e vengono persi. Infatti quando i neuroscienziati hanno ripristinato le condizioni molecolari normali dell’ippocampo riducendo i livelli di PDE4, cAMP è nuovamente aumentato e alcuni degli effetti cognitivi e di memoria tipici della deprivazione di sonno sono scomparsi nei topolini. Imparando a modulare la concentrazione di PDE4, quindi, si potrebbe forse creare una “pillola anti-sonno” e aiutare tutte quelle persone che, sofferenti di insonnia, vivono un perenne deficit mnemonico e cognitivo.

FONTE: lastampa.it